Tutti capibranco!

Negli ultimi decenni si è assistito a un netto aumento del livello di aggressività nel cane. Sotto gli occhi di tutti le aggressioni, con esiti talvolta mortali, da parte di cani di razze e taglie diverse nei confronti di altri cani, cuccioli o adulti e, fatto molto più grave e preoccupante, nei confronti dell’uomo.

Paradossalmente (vedremo che il fatto non è paradossale ma perfettamente comprensibile) gli attacchi più gravi avvengono assai spesso nell’ambito della famiglia nella quale vive il cane, proprio nell’ambiente apparentemente meno logico. Tuttavia, l’interpretazione di questo fenomeno diventa comprensibile quando, a un esame del caso, si evidenzia che è un soggetto capo-branco che si sente padrone dell’ambiente nel quale vive e considera tutti gli elementi della famiglia suoi “sudditi”. Logico, nella sua visione, mettere in riga chi sgarra, umano o “cucciolo” di umano che sia. Quello che è meno logico è che la dimostrazione della sua leadership avvenga con modalità palesemente sproporzionate e particolarmente violente. Infatti, nelle regole del branco, il capo, nei confronti dei suoi sottoposti, esercita, quando occorre, pure azioni dimostrative, senza arrivare a ferire in modo grave e senza mai uccidere anche chi aspira a occupare il suo posto (“cane non mangia cane”). I frequenti episodi di violenza gratuita da parte di troppi cani nei confronti dei membri della famiglia, (spesso con attacchi al collo o al viso, gravissimi dal punto di vista etologico), impone un’analisi obiettiva e non preconcetta di tali fenomeni.

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