Allergie e intolleranze alimentari

Allergie e intolleranze alimentari sono in continuo aumento sia nell’uomo sia nei cani e nei gatti, ed è logico domandarsi quale ne sia la causa.

Pur non esistendone evidenze scientifiche chiare, tale causa sembra essere strettamente collegata all’enorme aumento di sostanze inquinanti (xenobiotici) presenti nell’ambiente e nella catena alimentare. Se prendiamo come esempio l’orso polare, scopriamo che tale animale, che vive in un ambiente insospettabile dal punto di vista dell’inquinamento, è quello più contaminato, con riflessi pesanti specie sulla sua fertilità. La spiegazione del suo grado di contaminazione è data, appunto, dalla catena alimentare: l’orso si ciba di pesci e di foche, che si cibano a loro volta di pesci sempre più piccoli, che si cibano di alghe o di plancton. Poiché molte sostanze chimiche che riversiamo nei fiumi e poi nei mari non si scompongono, assistiamo al fenomeno del loro progressivo accumulo (bioaccumulazione) nelle varie specie che vivono nel mare. A ogni passaggio della catena alimentare, la temibile concentrazione aumenta. Le difficoltà riproduttive di un animale che vive lontano da qualsiasi stimolo negativo devono far riflettere, portando a ritenere molto plausibile che la diminuzione della fertilità, riscontrata in moltissime specie di animali e, purtroppo, pesantemente anche nel genere umano (il 20% delle coppie ha problemi di fecondità!), sia legata solo in parte allo stress. Da veterinario di cani e gatti, posso affermare con sicurezza che, negli ultimi 30 anni, anche nel cane la fertilità è diminuita in modo impressionante: molte le femmine che saltano i calori o che rimangono “vuote” dopo l’accoppiamento. Ancor più impressionante è la diminuzione del numero di cuccioli, spesso ridotti alla metà del numero fisiologico. All’analisi dello sperma, molti, troppi maschi sono affetti da riduzione del loro numero, della loro motilità e vitalità.

L’introduzione di sostanze inquinanti (antibiotici, ormoni, fitofarmaci, antiparassitari, anticrittogamici, melamina, diossina, policlorobifenili, nitriti, nitrati, ecc) avviene anche attraverso l’aria e l’acqua, ma il veicolo fondamentale è l’alimentazione.

Attraverso la catena alimentare giungono i residui di 200 milioni di tonnellate di prodotti chimici di sintesi, usati specialmente in agricoltura e nell’allevamento intensivo. Se si considera che, prima della seconda guerra mondiale, la produzione mondiale di prodotti chimici era di circa un milione di tonnellate, si può avere una chiara spiegazione dell’esplosione di intolleranze e allergie.

Chi ha vissuto la sua infanzia nel dopoguerra può confermare che, in quel periodo, le intolleranze alimentari non esistevano e che le allergie erano enormemente meno frequenti. Inoltre, la comparsa delle allergie avveniva esclusivamente nella prima infanzia o nell’adolescenza. Attualmente, sia le intolleranze, sia le allergie compaiono a tutte le età, e non è raro riscontrare la comparsa improvvisa di tali fenomeni anche in persone di 70 o 80 anni  e in cani o gatti di 10, 12 anni o più.

La spiegazione sembra semplice: ogni individuo ha una specifica capacità di “assorbire” tali veleni. Superata tale capacità, compaiono le allergie e/o le intolleranze.

Ma c’è un modo per eliminare, o almeno limitare, tale implacabile evoluzione?

Si dovrebbe andare a vivere su un altro pianeta, ma esiste una soluzione che limita in modo determinante i danni:

utilizzare gli alimenti che dimostrano di avere un impatto negativo inferiore (pesce, olio di pesce, olio extravergine di oliva, olio di lino, riso, verdure, alimenti biologici) e assumere quotidianamente alcuni principi naturali (the verde, curry, sciroppo di agave) con funzioni antiossidanti che contrastano l’effetto negativo degli inquinanti.

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