Stop alla vivisezione: un traguardo etico e raggiungibile senza rischiare vite di alcuna specie

Cari amici, in modo poco conosciuto anche a molti amanti degli animali, sta completandosi un processo che dire storico non è certo esagerato. In tutta Europa è terminato il periodo di raccolta delle firme per bloccare la vivisezione e quest’operazione dovrebbe aver raccolto quel milione di adesioni che permetterebbe di presentare alla Commissione europea una proposta di legge che ha ottime probabilità di passare. Questo perché, aldilà dell’ovvio rifiuto emotivo, esiste ormai una serie di strumenti alternativi che hanno un’efficacia per molto versi superiore all’orribile pratica della vivisezione. Per troppi anni ricercatori, aziende farmaceutiche e autorità statali hanno avuto vita facile (e anche qualche ragione) a sostenere che la ricerca sugli animali era indispensabile per garantire la salute umana.

Le nuove armi per testare i farmaci
Per fortuna, in un lasso di tempo relativamente breve, si sono sviluppate delle conoscenze sull’epigenetica, sulla genomica, la bioinformatica, la fitoterapia, la bioinformatica e la tossicologia computazionale, tutte branche che possono permettere e permettono di studiare e identificare la tossicità di qualsiasi sostanza studiata meglio e più precisamente degli esperimenti sugli animali. Quindi, è la stessa scienza a dire che esistono metodi alternativi che sono pari o superiori a quelli tradizionali, nati sempre dalla triste convinzione che il creato sia al servizio del genere umano. Ad esempio, il Consiglio nazionale delle Ricerche della National Academy of Sciences, il più accreditato organismo scientifico degli Stati Uniti, già svariati anni fa aveva stabilito che gli attuali sistemi basati sulla vivisezione fornivano scarse informazioni sulle modalità e sui meccanismi d’azione indispensabili per comprendere le differenze di tossicità esistenti fra una specie e l’altra, mentre quasi inesistente la possibilità di estendere la variabilità e sensibilità delle varie specie torturate sulla razza umana.

Uno sterminio inaccettabile
Come a dire che il sacrificio annuale di milioni di animali è inaccettabile sotto ogni profilo, più che mai ora che, come abbiamo visto, esistono alternative serie ed efficaci, specie sull’esposizione al rischio chimico. Queste nuove procedure, oltretutto più veloci ed economiche, hanno tutte le caratteristiche per permettere di salvare moltissime vite umane oltre a quelle dei nostri amici animali. I nuovi farmaci e i nuovi prodotti chimici potranno essere studiati senza dover ricorrere alle prove su animali di tutte le specie. Come già affermato in altre occasioni, un grosso aiuto la darà la fitoterapia, indagata da moltissimi ricercatori e ricca di risultati oltre ogni aspettativa, confermando che la natura ci fornisce tutto, basta avere voglia di studiarla a fondo.

Il ruolo della fitoterapia
Proprio l’uso delle piante, ampiamente sperimentate una volta tanto direttamente sull’uomo, promette di poter sostituire molti farmaci chimici, ben noti per i frequentissimi e spesso pericolosissimi effetti collaterali. Vale la pena ricordare che oltre il 50% dei farmaci ha derivazione dalle piante, e allora perché incaponirsi nella ricerca di farmaci chimici, che necessitano di prove che, fino ad ora, hanno fatto uso degli animali come fossero degli oggetti? Perché, piuttosto, non approfondire la ricerca su tutto il mondo vegetale, considerando che, solo in Amazzonia, sono da scoprire forse decine di migliaia di piante che non sono mai state studiate? Deve essere chiaro che “naturale” non vuole certo dire privo di tossicità (vedi, ad esempio, la cicuta, la stricnina o l’arsenico), ma è sicuramente ben diverso da analizzare le possibile reazioni dell’organismo a sostanze in qualche modo “aliene”, in quanto create artificialmente dall’uomo. E’ veramente straordinario vedere come un pool specifico di piante medicinali sia in grado, se abbinato ad una alimentazione sana e completa, di sostituire in modo efficace i più svariati farmaci, magari limitando l’uso di questi ultimi, in particolar modo gli antibiotici, a situazioni molto pericolose come le infezioni acute gravi. Chiunque ha la possibilità di accedere a Pubmed (database bibliografico contenente informazioni sulla letteratura scientifica biomedica dal 1949 ad oggi) può verificare quanti siano i lavori di ricerca, effettuati da ricercatori credibili, sulle più svariate piante medicinali. Tutti dobbiamo vedere nella fitoterapia uno strumento dalle potenzialità assolutamente inespresse.

Il ruolo dell’alimentazione
Ultimo, ma forse il primo da considerare, è il ruolo dell’alimentazione, il carburante del nostro organismo. Non ci vuole certo un genio per capire che, o il carburante è completo e non inquinato, oppure la nostra macchina non può funzionare, accusando problemi proporzionali allo squilibrio della composizione del carburante stesso. E’ solo un esempio, ma pensiamo alla pellagra, che nei primi decenni del novecento ha provocato centinaia di migliaia di patologie gravissime, frequentemente esitanti in una morte lenta e inesorabile.
L’esempio della pellagra. Solo la tenacia di un medico di nome Joseph Goldberger, riuscì a dimostrare che la pellagra non era una malattia contagiosa, ma era dovuta alla carenza di una sostanza, la niacina, facente parte delle vitamine del gruppo “B”. Ciò perché, specie ai bambini di età compresa fra i tre e i dodici anni venivano dati alimenti privi di questa vitamina. Eppure fu osteggiato fino all’ossessione dalla comunità scientifica, che non voleva ammettere la validità delle prove presentate. Ci vedete qualche analogia? Quanti casi analoghi hanno evidenziato l’importanza di indagare sempre sul nostro carburante, l’alimentazione? Oggi con un importantissimo motivo in più: il problema gravissimo dell’inquinamento di tutti gli alimenti. Fateci caso, e provate a controllare: chi coltiva le fragole non le vuole neanche vedere sulla sua tavola, chi coltiva le patate lo stesso, analoga situazione di chi ha piantagioni di mele o pesche o castagni, noci o qualsiasi altro frutto o verdura che arriva sulle nostre tavole. Situazione analoga per le carni: chi alleva i manzi, divide accuratamente quelli che tiene per sé da quelli che deve vendere, e lo stesso vale per qualsiasi animale d’allevamento. Sembra impossibile che la scienza non parta dalla base fondamentale: l’alimentazione, studiandola come merita.

Non solo problemi fisici
Tornando al ruolo fondamentale del “carburante”, mettiamo in evidenza che, mentre una vettura ha solo un piano meccanico, l’organismo del genere umano e di moltissime specie animali ha anche un piano mentale ed emozionale: gli squilibri del carburante possono provocare e REALMENTE provocano squilibri a questo livello, con disturbi che studi recentissimi in collaborazione con le Facoltà di veterinaria di Sassari e Milano, e con il prezioso contributo dei referee della SIUA (Scuola Interazione Uomo Animale), fondata dal Prof. Roberto Marchesini, creatore della zooantropologia, hanno collegato con l’ansia. La presenza dell’ossitetraciclina, tossica per l’organismo, sembra interferire con le funzioni delle costellazione dei neurotrasmettitori, specie, appunto, quelli responsabili del livello di ansia. Fatto sta che un’alimentazione riportata alla normalità (ho personalmente formulato una referenza di nome Forza10 Armonia che racchiude tutta l’esperienza personale maturata su questo delicatissimo tema in oltre trent’anni di professione) vede, spesso in un tempo di due sole settimane, la regressione degli stati ansiosi descritti in un numero importante di cani, specie quelli sotto i due anni di vita. Un’alimentazione corretta potrà avere un ruolo importante per riportare alla giusta “frequenza” il comportamento dei cani (e anche dei gatti), limitando (?) i problemi alle difficoltà dell’uomo a interpretare il linguaggio dei nostri amici a quattrozampe e alle difficoltà ambientali. Chiaramente non si può pensare di riuscire a modificare comportamenti legati a traumi fisici o psichici subiti dagli animali nel corso della loro vita, ma pensare di riuscire, attraverso i modelli appena descritti, a farglieli affrontare in modo migliore, è veramente possibile. Questo modello alimentare costituisce un’ottima base per un sano percorso educazionale da parte degli esperti del settore.

Il ruolo degli inquinanti
Le conseguenze di un’alimentazione squilibrata sono realmente enormi, e posso affermarlo in base a ricerche che ho personalmente effettuato in quasi trent’anni di clinica veterinaria, arrivando a dimostrare con sicurezza che determinati inquinanti possono generare nell’organismo dei cani e gatti delle reazioni inimmaginabili, scatenando moltissime reazioni infiammatorie anche molto gravi, oltre a varie patologie autoimmuni, per le quali la scienza non ha ancora trovato alcuna spiegazione né terapia che non si limiti a tenerle a freno.
Il responsabile dell’inquinamento, come è ovvio, è sempre l’uomo, completamente inconsapevole della sua capacità di alterare i cicli naturali e le leggi che, da sempre, sottendono la vita sul pianeta. L’equilibrio biologico sul nostro pianeta si è mantenuto finché l’uomo non ha iniziato a forzarlo per assicurare all’imperioso aumento della popolazione mondiale il cibo necessario e per dare a ciascuno un livello di vita assolutamente incompatibile con la sostenibilità ambientale.
L’utilizzo di fertilizzanti, antiparassitari, anticrittogamici, antifungini, disinfettanti, antibiotici, acidi e tutto l’armamentario chimico che è stato inventato per piegare l’ambiente alle nostre necessità, ha inquinato tutto e trasformato la biologia della terra in un deserto. L’humus, il substrato di microflora e microfauna necessario al terreno per mantenersi fertile è stato distrutto, e l’unico modo per produrre, in agricoltura, è quello di utilizzare fertilizzanti chimici. Non esiste pianta o animale che non sia infestato da parassiti sempre più indistruttibili, ed è sufficiente entrare in un consorzio agrario o in un garden per restare paralizzati dall’impressionante esposizione dei veleni in commercio. Nelle farmacie zootecniche vi è uno smercio di prodotti per l’allevamento intensivo altrettanto scioccante. Vi è abuso di antibiotici sia nell’uomo sia negli animali. Una recentissima statistica effettuata in Germania ha appurato che solo il 20% delle patologie trattate con antibiotici è dovuto a germi in cui è utile utilizzarli. I recenti esempi di ceppi di batteri insensibili agli antibiotici sono solo l’avanguardia di quanto può accadere: l’uso indiscriminato di questi farmaci così importanti e determinanti, sta portando a ceppi di germi insensibili, con il rischio reale di epidemie completamente incontrollabili, Nelle farmacie sono a disposizione veleni per le zanzare, per le mosche, per le vespe, si trovano deodoranti con sostanze dichiarate cancerogene come l’alluminio, profumi. Nell’acqua degli acquedotti si trova di tutto, in quella delle fonti oligominerali, il livello dei nitriti ammessi è stato disinvoltamente aumentato, attraverso una nuova legge, di dieci volte oltre il limite che la ricerca aveva fissato come massimo tollerabile per l’uomo. I metalli pesanti infestano il pianeta. Le vernici che abbiamo in casa sono tossiche. L’inquinamento elettromagnetico svela progressivamente i suoi pericoli.
Insomma, tutto è inquinato. Cosa si può fare? L’unica cosa possibile è limitare i danni, ricorrendo al biologico, limitando o eliminando l’uso della carne, mangiano molte verdure e frutta, ricorrere agli antiossidanti più svariati che la natura ci ha messo a disposizione.

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