Dimostrazione dell’efficacia dell’omeopatia

Negli anni ’90, assieme ad alcuni medici ricercatori e veterinari, abbiamo presentato una ricerca sull’effetto di tre diversi rimedi omeopatici sullo sviluppo dello scheletro del pollo alle tre più importanti riviste scientifiche mondiali: Nature, Lancet e Medical Journal. I risultati di questa ricerca, durata due anni e condotta con criteri assolutamente scientifici, erano stati inequivocabili nel dimostrare effetti statisticamente molto significativi, rispetto ai gruppi di controllo, sulla calcificazione del tessuto osseo dei polli trattati. Il tutto determinato attraverso la rilevazione, con la Tomografia Assiale Computerizzata, dei diversi livelli di mineralizzazione delle vertebre degli animali trattati rispetto ai controlli. I risultati, sperati ma di certo non certi, erano stati tali da suscitare una profonda commozione mista a entusiasmo, vista l’ostilità sempre preconcetta da parte della scienza ufficiale su una forma di medicina considerata dotata solo del puro effetto placebo. Eppure i veterinari omeopati come me sono la dimostrazione inequivocabile della sua efficacia. Sfidiamo chiunque a sostenere che si possono influenzare decine di migliaia di polli che neanche ti hanno visto né conosciuto.

La ricerca non è stata pubblicata da alcuna delle tre riviste in successione. Due non hanno neanche riposto ai ripetuti solleciti, la terza ha risposto che non poteva essere pubblicata perché non svolta in un ambiente controllato (infatti è stata svolta in allevamenti di polli “normali”, ovviamente sottoposti ad uno stile di vita mostruoso, contrassegnato da sovraffollamento totale, mancanza di movimento, di esposizione al sole e all’aria fresca, di un ambiente confortevole, di una lettiera in buone condizioni e di un’alimentazione controllata). A quell’epoca non eravamo stati sufficientemente “svegli” da obiettare che l’osteoporosi che caratterizza il pollo d’allevamento è determinata proprio da quelle condizioni di vita, e che proprio in tali condizioni una cura può essere efficace. Invece, abbiamo ripetuto la prova in un ambiente totalmente controllato, con solo 50 polli per ciascun gruppo, di certo un universo lontano dall’ambiente enormemente sovraffollato di un capannone da allevamento intensivo (d’altronde si chiama intensivo proprio perché tutti gli animali vivono stipati come le sardine!). Inoltre vi era la lettiera, l’areazione, la temperatura e l’alimentazione tutte ideali, anch’esse anni luce dal campo di battaglia normale. La prova è stata effettuata sotto la supervisione del C.I.C.A.P. (Comitato di controllo delle attività paranormali!), che avevo io stesso sollecitato a controllare tutto, ignorando che la premessa era sbagliata: non si può curare una malattia che non c’è. Infatti, le condizioni di vita ottimali hanno impedito l’evoluzione dell’osteoporosi, e l’esperimento è stato dichiarato ovviamente fallito.

La delusione che ha colpito tutto il gruppo di ricerca ha fatto maturare l’idea di non pubblicare il lavoro “logico” rifiutato neanche in riviste meno importanti, dove non avremmo avuto l’ostracismo preconcetto. Tutto è rimasto in un cassetto, ma quando vedo i periodici attacchi alla medicina dell’acqua fresca (veramente lo dicono solo gli scienziati, perché tutti i pazienti che la utilizzano in campo umano hanno un indice di soddisfazione veramente elevato. Non dovrebbe fare nascere dei forti dubbi agli scienziati?

Ho deciso, col consenso dei colleghi del gruppo, di pubblicare sul web questo cappello introduttivo e, ovviamente, il lavoro, che è stato eseguito da ricercatori stimati e che hanno pubblicato decine di articoli, lavoro portato a termine con estrema severità e onestà intellettuale, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

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