Patologie legate alle tetracicline

Cari colleghi, mi presento: sono un veterinario italiano che studia precisamente da quarant’anni intolleranze, allergie e reazioni avverse al cibo dei cani e gatti.

Nell’ultimo anno e mezzo sto approfondendo con ricercatori anche il tema del comportamento dei nostri amici animali e le sorprese sono notevolissime in tutti i campi citati. Il tema che il cane sia la sentinella ideale per capire cosa può succedere all’uomo è interessantissimo, specie se i collegamenti sono facili da vedere. Perché posso affermare che sono facili? Perché, se prendiamo le patologie più comuni, quali i processi infiammatori, il cancro, i problemi di riproduzione e quelli comportamentali, le analogie e le cause probabilmente in comune fra uomo e animali domestici emergono con estrema chiarezza.

Mi spiego meglio: gli studi fatti durante quasi trent’anni di clinica (sono un semplice clinico con un’esperienza difficilmente replicabile, motivata dal periodo storico nel quale ho esercitato, caratterizzato, in Italia, da numerosi i clienti e pochissimi colleghi specializzati nei piccoli animali) mi hanno permesso di avere fatto una scoperta fondamentale, scoperta che implica decine di situazioni diverse. Questa scoperta è tanto semplice quanto complessa: la famiglia delle tetracicline è responsabile della grande maggioranza delle patologie che affliggono cani e gatti proprio da quarant’anni. Tutti i farmacologi con cui ho parlato mi hanno detto con sicurezza che non c’è più nulla da scoprire su questa famiglia di antibiotici, eppure non è assolutamente vero, perché nessuno ha scoperto che questi antibiotici, privi di tossicità diretta reale, lo diventano quando si accumulano nel tessuto osseo, legandosi al calcio. Tutto ciò che contiene osso diventa fortemente tossico (ne abbiamo abbondanti prove attraverso decine di studi pubblicati e in via di pubblicazione). Purtroppo, le tetracicline sono ancora ampiamente e legalmente utilizzate nell’allevamento intensivo degli animali da carne, in special modo pollo (ossitetra) e maiale (doxiciclina) e nessuna autorità sanitaria ha mai controllato l’osso, non considerato edibile, e il grasso, pur ampiamente edibile. Peccato che si ritrovino mediamente 5.000 p.p.m. contro i 100 ammessi nel muscolo (vedi ricerca). E peccato che nessuno si sia accorto della tossicità del legame calcio/tetracicline.

Per farla breve, tutto ciò che contiene osso derivante da animali allevati con tetracicline è fortemente tossico e provoca decine di processi infiammatori, proprio quelli che affliggono la gran parte dei cani e dei gatti. Dove troviamo l’osso? Qui viene il brutto: lo troviamo in gran parte del petfood presente nel mercato, situazione che spiega la frequenza di reazioni infiammatorie (otiti, congiuntiviti, gengiviti, stomatiti, dermatiti, enteriti, coliti e tutto ciò che termina in -lite) e processi di eliminazione (diarrea, vomito, lacrimazione, scoli da parte dell’organismo), le uniche vie che possiede per far fronte a sostanza identificate come dannose. E lo troviamo, udite udite, anche in molti alimenti presenti nelle nostre tavole, quali hamburger, würstel, nuggets, cordon bleu, tortellini, salsicce, e in genere insaccati, prodotti quali bistecchine, cotolette e prodotti surgelati e congelati realizzati da carne separata meccanicamente dall’osso.

Sarà mai che quello che succede a cani e gatti succede anche a noi? È la domanda che si sono posti i ricercatori in campo umano che si sono accostati al Centro Ricerche e Sviluppo, che è il cuore dell’azienda che ho fondato.

Comments

comments

Visit Us On FacebookVisit Us On LinkedinVisit Us On YoutubeVisit Us On Twitter