Controversia scientifica

Ho sempre avuto la caratteristica di avere una mente pronta a mettere in discussione qualsiasi convinzione maturata negli anni: se qualcuno mi dimostra che quanto affermo è sbagliato, non ho problemi ad accettarlo e cambiare opinione. Sono convinto che l’atteggiamento di qualsiasi ricercatore deve essere questo, valutando ogni nuova scoperta senza pregiudizi.

Proprio il pregiudizio, purtroppo, è alla base del pensiero di tanti cosiddetti scienziati, completamente dimentichi del fatto che la scienza cresce con il dubbio e non con la certezza. Non è difficile capire perché molti, troppi, nutrano una grande ostilità alle nuove scoperte. Viene facile pensare che tale atteggiamento nasca da interessi economici, e sicuramente vi sono molti casi di questo tipo, ma sono convinto che la maggior parte delle volte è la paura che le nuove scoperte distruggano tutto il castello professionale e la posizione sociale personale che spinge molti scienziati a ignorare o, peggio, boicottare apertamente nuove scoperte.

In campo medico, ciò è molto evidente con l’omeopatia o, addirittura, con l’agopuntura, scienza orientale datata oltre quattromila anni. Per l’omeopatia, forma di medicina scoperta solo 150 anni fa dal medico tedesco Samuel Hahnemann, un atteggiamento di chiusura può avere resistenze logiche, amplificate dalla convinzione (completamente errata, e lo dico da omeopata che ha curato con moltissimi successi – e anche numerosi fallimenti, naturalmente – quasi tutti gli animali che vivono attorno all’essere umano) che sia solo, per le sue modalità di preparazione dei rimedi omeopatici, acqua fresca. Incomprensibile, se non per una chiusura preconcetta, il disprezzo per l’agopuntura, che si fonda su precisi canali energetici (meridiani) nei quali scorre l’energia, e che sono costellati di punti, identificati con cura e illustrati in mappe antichissime, ove con gli opportuni aghi la si può modulare in modo efficacissimo. Senza entrare su sterili dibattiti relativi alla sua chiara efficacia, è sufficiente utilizzare un cercapunti elettronico, reperibile con estrema semplicità, per verificare che i punti disegnati sulle antichissime mappe sono tutti nella loro precisa posizione indicata. Vorrà dire qualcosa, tutto ciò? Valutate voi.

Veniamo all’omeopatia: periodicamente vengono pubblicati degli studi che dovrebbero sconfessare la sua efficacia. Qualsiasi studio che voglia testare l’efficacia di un metodo nuovo deve essere effettuato da ricercatori liberi da ogni pregiudizio. Peccato che non sia così e che, sull’omeopatia, non ce ne sia uno che la valuti su quegli animali che non possono essere influenzati dall’effetto placebo, certamente molto potente in campo umano. Quali sono questi animali? Escludiamo pure cani, gatti, cavalli e quei pet che vivono a stretto contatto con un “proprietario”, che possono essere influenzati dalle sue aspettative e consideriamo, invece, polli e tacchini, nei quali il trattamento viene somministrato ovviamente a loro totale insaputa, visto che viene inserito nelle cisterne di abbeverata. Ce lo vedete un effetto placebo? Chiaramente no, eppure l’omeopatia funziona benissimo e qualsiasi veterinario omeopata serio è pronto a mettersi a disposizione per dimostrarne l’efficacia.

Pensate anche a questo: chi sarebbe così idiota da usare dell’acqua fresca sugli animali? Quanto potrebbe durare il trucco, visto che le sue indicazioni più efficaci riguardano malattie iperacute o croniche? Sapete che uno dei più famosi omeopati (J. Tyler Kent) aveva affrontato inizialmente l’omeopatia per “sputtanarla”? Provate a trovare un omeopata che l’abbia abbandonata perché inefficace, non ne troverete. Ne troverete molti che, al contrario, l’hanno abbandonata perché troppo difficile da applicare con serietà. Cosa concluderne? L’obiettività è merce rarissima, e non alberga di certo nella scienza, ove dovrebbe esserne alla base.

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