Lo sapevate che le cagne di tutte le razze, analogamente alle donne, fanno sempre più fatica a partorire normalmente?

Considerando che la femmina di ogni specie ha partorito da sempre senza l’intervento di un chirurgo (ovviamente rischiando la vita e, spesso, perdendola), pare logico cercare di capire perché. Fermo restando che il cesareo rappresenta uno strumento importantissimo per salvare chi non riesce a partorire.

Essendo maschio, è fin troppo facile essere accusato di non poter giudicare su un tema così delicato, ma non voglio giudicare, voglio solo comunicare le esperienze fatte in quasi trent’anni di clinica veterinaria.

Le difficoltà di parto della cagna sono aumentate progressivamente dagli anni ’70, arrivando alla attuale frequenza veramente alta dei cesarei.

La prima domanda è: è una vera necessità o è una forzatura? Dietro ai cesarei, sia in umana sia in veterinaria esiste un business molto allettante, ed è sicuro, specie per le donne, che le cliniche abbiano facile gioco ad approfittare della legittima paura delle partorienti, terrorizzate dai racconti di madri, amiche e conoscenti. Debbo confessare che, per molti anni, sono stato convinto che le donne fossero diventate delle pittime, incapaci di sopportare il minimo dolore. Invece, proprio verificando ciò che succede nelle cagne, mi sono reso conto che moltissime donne non riescono a partorire anche se ci mettono tutta la loro buona volontà e anche se non vengono influenzate dai racconti delle conoscenti. Infatti, le cagne non possono essere certo influenzate dalle loro consimili, eppure molte, troppe, non ce la fanno spontaneamente.

E allora perché? La soluzione sembra troppo semplice per essere vera, eppure, se applicata in veterinaria, fa aumentare clamorosamente il numero dei parti spontanei: la causa di tutto è la forte carenza di Omega3 nell’alimentazione. Ho già abbondantemente riferito sui motivi della carenza di Omega3 negli alimenti, e mi limito a ricordare che gli Omega3 elasticizzano tutte le membrane cellulari, andando a influenzare il funzionamento di tutti i tessuti elastici. Questi ultimi sono presenti in tutte le strutture del corpo, permettendo la loro normale funzione. Se ci focalizziamo sull’utero, possiamo comprendere che un parto potrà espletarsi solo se il collo dell’utero si dilata fisiologicamente, se il bacino si rilassa quel tanto da permettere ai feti di passare e se le fibre elastiche dell’intero sono presenti e in grado di “spingerli” verso l’uscita. Il tutto con il contributo essenziale delle fibre elastiche contenute nei vasi uterini, fibre che, contraendosi nel momento che si lacerano vene e arterie, accelerano la coagulazione riducendo in modo fondamentale le perdite di sangue del parto (le lochiazioni).

Non ci sono Omega3? Il parto non avviene o avviene con enorme difficoltà, con conseguenti sofferenze inumane delle partorienti. Come criticare la donna che vuole a tutti i costi il cesareo, senza nemmeno discutere? Eppure la soluzione è veramente semplice: consiste in un’alimentazione ricca di pesce, olio di pesce, olio d’oliva, semi di lino.

Posso assicurarvi che molte cagne non in grado di partorire tornano a partorire fisiologicamente, rapidamente e con perdite ematiche insignificanti. Sono un semplice veterinario, ma perché non applicare il metodo alle donne? Se c’è qualche medico che mi legge, sarei felice di potermi confrontare su questo delicatissimo tema.

Naturalmente, invito tutti coloro che, o perché allevatori o perché proprietari che hanno deciso di convivere con la propria cagna il miracolo di un gravidanza, di utilizzare alimenti ricchi di Omega3.

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