Omeopatia e giardini zoologici

Contributo ad un approccio terapeutico di tipo omeopatico nelle problematiche generali di un giardino zoologico.

Fra le tante possibilità applicative dell’omeopatia, non si possono certo trascurare quelle concernenti la prevenzione e la risoluzione dei vari problemi sanitari che si possono presentare in un Giardino Zoologico.

Esistono numerose motivazioni oggettive che rendono particolarmente interessante l’uso della medicina omeopatica in quella particolarissima realtà che è rappresentata da uno Zoo.

L’esperienza personale maturata negli ultimi anni in uno Zoo del Nord-Italia ha contribuito a rafforzare la convinzione che i colleghi che applicano l’omeopatia abbiano tutte le carte in regola per poter diventare, in un futuro prossimo, dei protagonisti in positivo nell’ambito di tali strutture.

E’ evidente che i risultati conseguiti sulle specie di animali più disparate debbono diventare un forte incentivo a curare omeopaticamente nei nostri ambulatori, oltre a cani e gatti, anche tutti gli animali “diversi” che si dovessero presentare, dai serpenti ai criceti, dalle cavie ai canarini.

Le motivazioni che rendono particolarmente indicata l’applicazione dell’omeopatia in un Giardino Zoologico possono riassumersi nei seguenti punti:

Problema:

Oggettive carenze delle scienze zoologiche nella conoscenza dei meccanismi più intimi di tipo fisiologico ed etologico di moltissime specie animali: pur essendo interessato al settore un gran numero di tecnici ed appassionati, è praticamente utopistico pensare che possano essere state sviluppate conoscenze approfondite quanto quelle accumulate nel corso della storia sugli animali domestici di più larga diffusione;

Soluzione:

L’omeopatia, pur riconoscendo l’importanza fondamentale di una conoscenza approfondita di tutti i fenomeni fisiologici e patologici di ogni singola specie, e pur auspicandone un costante approfondimento, si pone come una forma terapeutica che permette di poter essere, in un certo senso, “ignoranti”, in quanto il particolare meccanismo di azione del rimedio omeopatico permette di agire imitando i sintomi reattivi messi in moto dall’organismo, ed impedisce di provocare danni ove, in un determinato quadro, si scambino per patologiche, proprio per ignoranza, manifestazioni assolutamente fisiologiche.

Problema:

Conseguenziale difficoltà oggettiva, da parte anche del più serio professionista, di una approfondita conoscenza della patologia delle centinaia di specie presenti in uno Zoo: anche un vero e proprio specialista in specie esotiche non può certo proporsi come un credibile “tuttologo” in grado di far fronte alle patologie più svariate e spesso poco o nulla conosciute che si possono presentare. E’ d’altronde improponibile, nella realtà attuale, pensare a veterinari che possano o debbano specializzarsi su una singola specie per poterne affrontare con vera cognizione di causa tutte le patologie possibili.

Soluzione:

L’omeopata, pur trovandosi naturalmente nella stessa situazione di carenza, sfrutta una caratteristica peculiare dell’omeopatia che gli permette di trovarsi in una condizione di effettivo vantaggio: uno dei suoi principi fondamentali è quello di imitare, rafforzare e modulare, secondo la legge di similitudine, i meccanismi messi in atto dalla natura per far fronte alle più svariate forme morbose. In pratica basta riuscire a “leggere” correttamente i meccanismi di reazione, che altro non sono che i sintomi presenti nel corso di qualsivoglia quadro patologico, per poter scegliere un rimedio omeopatico efficace ed adatto al caso.

Problema:

Esistenza di un gran numero di malattie dichiarate incurabili od inguaribili dalla medicina classica: le molecole messe a disposizione dalla farmacopea ufficiale si dimostrano assolutamente incapaci di curare e guarire la stragrande maggioranza delle malattie croniche esistenti.

Soluzione:

L’omeopatia si dimostra sia concettualmente che praticamente in grado di curare molto bene le malattie di tipo cronico, e non è infrequente assistere a guarigioni definitive da malattie diagnosticate inguaribili anche attraverso esami di laboratorio.

L’omeopatia non fa miracoli, ma l’organismo, seppure non frequentemente, ne è in grado: poiché il rimedio omeopatico agisce semplicemente amplificando le capacità di guarigione dell’organismo e ripristinandone le energie potenziali, perché meravigliarsi di guarigione apparentemente miracolose? Le malattie dipendono costantemente da uno squilibrio energetico, ed il nostro intervento omeopatico potrà significativamente aumentare le capacità di autoguarigione del nostro organismo.

Coloro che sentiranno lesa la dignità del vero medico nel sentir affermare che il miglior modo di fare medicina può essere quello di imitare umilmente i meccanismi di difesa dell’organismo, faranno meglio ad andare a rileggere i giganteschi tomi, anche assai recenti, che descrivono le centinaia e centinaia di malattie esistenti, osservando le terapie proposte: ove non sia espressamente dichiarata l’incurabilità, vengono pressoché costantemente proposti gli anti-infiammatori, vera sconfitta della medicina.

Problema:

Particolare incidenza di problemi di tipo comportamentale in animali costretti a vivere in cattività: le condizioni di vita alle quali debbono adattarsi le varie specie animali, creano i presupposti inesorabili allo sviluppo di patologie di tipo psichico, psicosomatico ed anche fisico. Pur apprezzando e rispettando i lodevoli sforzi di molti Zoo per ridurre al minimo le conseguenze negative derivate dallo sradicamento dal proprio ambiente naturale delle varie specie animali, persistono fatalmente numerosi fattori (dal difficile rispetto degli spazi minimi vitali al sovraffollamento, dalle difficoltà ad adattarsi ad un clima diverso da quello origine, alla inevitabile nostalgia del luogo originario) che determinano profondi squilibri sfocianti inevitabilmente nelle patologie più svariate.

Soluzione:

Mentre la medicina classica non possiede praticamente alcun mezzo per far fronte agli svariati problemi di tipo comportamentale che si presentano con estrema frequenza negli Zoo (non penso possa essere considerato un valido mezzo, se non in casi particolari, l’uso degli psicofarmaci), il rimedio omeopatico, agendo a livello dell’intero organismo e quindi anche a livello della psiche, si rivela spessissimo molto efficace nella terapia dei problemi di tipo comportamentale. Pur riconoscendo che molte patologie comportamentali riconoscono cause pressoché impossibili da rimuovere, è indiscutibile che una terapia omeopatica ben scelta sia in grado di ottimizzare, a volte in modo straordinario, la risposta di adattamento ad un determinato problema.

Problema:

Difficoltà a visitare compiutamente la maggior parte degli animali presenti: le visite più efficaci sono quelle realizzate in soggetti dalla salute ormai fortemente compromessa, e quindi molto spesso di scarsa utilità, oppure su soggetti anestetizzati o trattati con tranquillanti, che fatalmente non fanno percepire molte variazioni e reazioni spontanee utili ai fini di una diagnosi.

Soluzione:

La medicina omeopatica permette molto spesso di ovviare a questa effettiva difficoltà, ricorrendo ad una attenta osservazione, anche da lontano, di una serie di sintomi che si rivelano assolutamente inutili per una diagnosi classica, ma utilissimi ad una scelta di tipo omeopatico: l’aspetto, il colore, la consistenza e l’odore delle deiezioni; l’atteggiamento e la posizione dell’animale; il suo tipo di respiro, la presenza di tosse, di scialorrea e di secrezioni con le loro caratteristiche; addome gonfio o meno; la scelta del posto ove si colloca durante la malattia; la presenza od assenza di sete o fame; reazioni esagerate di paura od al contrario indifferenza; la reattività alla temperatura ambientale ed agli agenti atmosferici; in una parola qualsiasi variazione dal suo comportamento abituale ci fornirà dei dati utilissimi alla ricerca del rimedio più efficace, evitando in molti casi tutti i problemi che derivano dal contenimento dell’animale.

Problema:

Difficoltà di somministrazione delle terapie: molte delle terapie più efficaci esistono sul mercato solo in forma iniettiva, determinando spesso una impossibilità pratica ad eseguirle. Di conseguenza si rende spesso necessario il ricorso a principi medicamentosi che sono diversi da quello ottimale, ma che hanno la “dote” di presentarsi in forma orale. Inoltre, anche nell’ambito dei medicamenti orali, bisogna eseguire ulteriori selezioni perché il sapore di molte formulazioni è talmente sgradevole da renderne impossibile l’uso anche se miscelato con i cibi. In caso contrario bisogna ricorrere a quotidiani “inseguimenti” per tentare di somministrare, agli animali non pericolosi, il medicamento direttamente per os. Questa tecnica provoca tali shock negli animali ammalati da poter annullare completamente gli eventuali benefici della cura.

Soluzione:

I rimedi omeopatici sono tutti reperibili anche in forma liquida od in granuli, ed il loro sapore non crea difficoltà alla somministrazione nei liquidi di bevanda o negli alimenti solidi. Ciò è dovuto al fatto che la sostanza base del rimedio omeopatico è estremamente diluita e dinamizzata: in pratica il gusto finale del rimedio è determinato esclusivamente dal veicolo zuccherino, acquoso od idro-alcoolico che supporta l’energia e le proprietà terapeutiche della sostanza base.

Problema:

Le cure tradizionali necessitano di somministrazioni quotidiane o pluri-quotidiane di farmaco, con gli inconvenienti che abbiamo già in precedenza citato.

Soluzione:

Alcune potenze dei rimedi omeopatici, adatte specie nelle malattie croniche e nei problemi di tipo comportamentale, hanno una azione molto prolungata nel tempo: spesso una unica somministrazione è in grado di mettere in moto i processi di guarigione dell’animale. Negli altri casi sono, di norma, sufficienti ripetizioni del rimedio ad intervalli variabili fra i 7 ed i 60 giorni.

Problema:

Le cure tradizionali hanno spesso costi molto elevati, che possono mettere in grave difficoltà le fragili economie degli Zoo. Uno dei “difetti” della moderna ricerca farmacologica è quello di ricorrere sempre più spesso a molecole di sintesi di laboratorio: il costo di tali molecole, a causa degli inevitabili forti costi di sperimentazione, tende a lievitare costantemente.

Soluzione:

Uno dei vantaggi delle cure omeopatiche sta nel costo bassissimo degli interventi terapeutici: non è raro riuscire a far guarire animali da malattie croniche ricorrendo ad una unica somministrazione di un rimedio del costo di 8/9 mila Lire.

Non bisogna assolutamente meravigliarsi od essere scettici di fronte alla affermazione che una singola somministrazione di un rimedio omeopatico possa ottenere come risultato la guarigione di una patologia magari radicata da anni nell’organismo: ciò è reso possibile dal fatto che le malattie croniche sono causate da un deficit permanente dell’energia dell’organismo. Tale deficit conduce alla malattia, che evidenzierà a carico degli organi più sensibili. Solo un “farmaco energia” potrà essere in grado di ripristinare l’equilibrio dell’organismo riportandolo alla guarigione.

Essendo quindi la malattia l’inevitabile conseguenza di un deficit energetico dell’organismo, è materialmente impossibile ottenere risultati soddisfacenti direttamente sugli organi interessati: tale fatto spiega perfettamente la provvisorietà dei risultati delle terapie classiche nella cura delle malattie croniche.

Problema:

Carenza obbiettiva di conoscenza sulla tossicità di svariati farmaci tradizionali nei confronti di molte specie animali: non si può negare che determinati farmaci vengano più volte direttamente “sperimentati in vivo” in animali ammalati senza poterne prevedere correttamente gli effetti. Qualsiasi professionista onesto sa di poter annoverare nella propria casistica un determinato numero di animali morti non per la malattia ma per gli effetti indesiderati dei farmaci somministrati.

Soluzione:

I rimedi omeopatici, proprio per il meccanismo della diluizione cui abbiamo appena accennato, non possiedono alcun grado di tossicità: nessun rimedio omeopatico può provocare fenomeni di intossicazione. Ciò non significa, ovviamente, che con l’omeopatia non si possano provocare danni: il rimedio omeopatico esplica la sua azione a livello energetico e la sua potenza, se non usata con la necessaria oculatezza e cognizione di causa, può essere a tal punto devastante da provocare aggravamenti anche molto seri, e, in taluni casi particolari, anche la morte del soggetto in terapia.

E’ d’altronde inevitabile che i risultati positivi ottenibili abbiano un rovescio della medaglia: un polo positivo deve possederne il corrispondente negativo, e naturalmente l’omeopatia non può derogare da tale principio.

Esistono comunque regole e criteri precisi che permettono all’omeopata di avere un buon controllo della situazione e di poter dosare il rischio a seconda delle necessità e della propria conoscenza. L’omeopatia non può e non deve essere applicata con improvvisazione, ed una applicazione corretta non può prescindere da uno studio approfondito e prolungato delle sue basi teoriche.

Chiunque parli ironicamente di “acqua fresca” dimostra semplicemente di non avere alcuna conoscenza della materia, e neanche rispetto di quei colleghi che, in tutta Europa ed anche in molte altre parti del mondo, da quasi 200 anni la applicano con soddisfazione negli allevamenti di ogni tipo. Al di là di qualsiasi dimostrazione pratica, riesce molto difficile immaginare centinaia o migliaia di animali che si auto convincono a guarire per un semplice effetto placebo, ed anche centinaia di allevatori disposti a farsi turlupinare stabilmente.

Chi ha dei dubbi su questa forma di medicina provi a studiarsela seriamente: si accorgerà che, se esiste una forma di medicina basata su principi chiari e puliti, questa è proprio l’omeopatia e si accorgerà quanto sia assurdo cercare di giudicarla secondo le leggi della chimica.

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