L’esagerata attitudine alla dominanza e consequenziale aggressività attuale dei cani

La prima è dovuta a un fattore in questo momento sconosciuto (ma una mia ipotesi punta su uno squilibrio dei neurotrasmettitori), che ha elevato di molto il livello di tali indesiderabili caratteristiche e interessa la gran parte della specie canina.

Poiché il fenomeno si è sviluppato nel giro di pochi anni, è veramente poco probabile che ciò sia dovuto a fattori ambientali (ad esempio diverso modello di vita e di relazione con l’uomo), mentre potrebbe esserci una relazione con lo squilibrio dei neurotrasmettitori. C’è da notare che l’aumento dell’aggressività è comparso contemporaneamente allo sviluppo di una sequela di patologie legate alla presenza di residui farmacologici nella carne derivante dall’allevamento intensivo (vedi “Sindrome da residui”, da me pubblicata nel Bollettino AIVPA Gennaio 1995). Poiché fra le patologie provocate da questi residui (otiti, dermatiti, piodermiti, congiuntiviti, gastriti, enteriti, gengiviti, stomatiti e tanti altri processi infiammatori a evoluzione cronica o ricorrente) sono evidenti anche problematiche comportamentali (aggressività, paurosità, eccitabilità esagerata, abbaiare continuo), è possibile ipotizzare che tali o altri residui farmacologici e chimici, con la loro capacità tossica, possano influenzare anche i meccanismi di sintesi di alcuni neurotrasmettitori. E’ già noto, a riguardo, che la carenza di serotonina (appunto uno dei neurotrasmettitori) è associata ad un aumento dell’aggressività: sarà interessante studiare se e quali sostanze chimiche sono in grado di inibire la formazione di questo fondamentale elemento.

E’ molto interessante notare che lo squilibrio caratteriale del cane è nato di pari passo con lo sviluppo delle patologie appena descritte. Personalmente non avevo mai pensato ad una correlazione fra i due fenomeni, e avevo sempre interpretato tale trasformazione dell’indole come una improvvisa e misteriosa mutazione genetica (senza mai fare la semplice considerazione che una mutazione non si verifica di certo in pochi anni). Il possibile collegamento l’ho fatto durante un convegno di neurofisiologia cui partecipavo come relatore sulle patologie derivanti da residui presenti negli alimenti. Una relazione proprio sui neurotrasmettitori chiariva come la carenza di serotonina aumenti il livello di aggressività nel cane. L’ipotesi, dunque, è quella che determinati inquinanti chimici presenti negli alimenti possano influenzare negativamente la fisiologica formazione di serotonina. Secondo le mie ricerche cliniche, la causa principale sembra essere la presenza di residui farmacologici tossici nella carne derivante dall’allevamento intensivo, ma non è da sottovalutare la presenza di residui di pesticidi nei cereali e nei vegetali, il tutto accompagnato dalla cronica e grave carenza di Omega3 nelle fonti alimenti attualmente usate per il petfood.

Un ulteriore elemento a favore di questa ipotesi è data dalla contemporanea e progressiva diminuzione delle patologie sia fisiche che mentali negli ultimi cinque anni, in pratica da quando nell’industria dell’allevamento sono stati vietati gli auxinici (sostanze che fanno aumentare il peso) ed è iniziata una reale attenzione all’utilizzo e, soprattutto, al dosaggio dei farmaci quotidianamente somministrati a tutti gli animali da carne.

Al momento attuale non esiste nulla che possa dimostrare scientificamente quanto affermato, ma ritengo importante indagare in questa direzione;

la seconda è dovuta al cambiamento radicale del rapporto uomo-cane, degenerato gravemente a causa della fragilità psicologica che ormai attanaglia ciascuno di noi: la carenza nei rapporti umani e conseguente sensazione di solitudine ci spinge ad attaccarci spesso morbosamente al proprio cane, cancellando qualsiasi forma di loro educazione, permettendo loro qualsiasi cosa e non ponendogli alcun limite o imposizione. Tale fatto, se collegato all’aumento di soggetti capo-branco, permetterà alla maggioranza dei cani di diventare senza alcun ostacolo i veri padroni di casa. Fra l’altro, in questa situazione, è comunissimo vedere i “padroni” di casa negare qualsiasi evidenza, giustificando le situazioni più assurde di convivenza;

la terza è dovuta sempre all’uomo, o meglio a quella massa di idioti che, per compensare le proprie frustrazioni, ha selezionato e scientemente fatto riprodurre ceppi di cani particolarmente aggressivi e dominanti, identificandoli solitamente fra le razze che hanno caratteristiche fisiche e attitudinali adatte a difendere le greggi e i loro padroni dai predatori più grandi e più pericolosi. Questi cani sono stati e sono, purtroppo, ancora impiegati per le gare di combattimento, stravolgendo ogni loro istinto naturale e mettendo le basi per la proliferazione di soggetti completamente alterati e aggressivi contro tutto e tutti, delle vere e proprie macchine da guerra. Tuttavia, nell’ambito di queste razze, sono frequenti i soggetti che, nati da genitori non selezionati secondo questi aberranti criteri, sono cani completamente affidabili e mansueti.

Questo perché ogni cane si comporta in un certo modo per l’interazione fra due componenti, quella genetica e quella ambientale. La prima, che si manifesta nell’indole individuale, è rappresentata, oltre alle logiche somiglianze morfologiche, dalle caratteristiche comportamentali ereditate dai genitori (quindi, se qualche idiota seleziona solo soggetti Molto dominanti (MD), che andrebbero sistematicamente scartati dalla riproduzione, ecco che andiamo a creare la progressiva comparsa di razze pericolose. La componente ambientale sarà, invece, fortemente influenzata dalla convivenza con persone o altri animali, dall’educazione che riceverà e dal territorio nel quale dovrà vivere, anche se le doti caratteriali non potranno in alcun modo essere completamente trasformate.

Se il cane geneticamente ha stampato un corredo da capo-branco, non potremo mai pretendere di farlo diventare un gregario.

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